La gommalacca è una di quelle finiture che associamo subito ai mobili antichi, agli strumenti musicali e alla lucidatura a tampone.
La resina da cui deriva era conosciuta già da molto tempo, ma il suo utilizzo come finitura per il legno si è diffuso in Europa soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo, fino a diventare una delle soluzioni più apprezzate per mobili pregiati e lavori di ebanisteria.
Prima dell’arrivo delle vernici moderne, degli impregnanti sintetici e dei prodotti pronti all’uso, la gommalacca era infatti una scelta molto comune quando si voleva ottenere una finitura calda, elegante e molto sottile, capace di valorizzare davvero il legno senza coprirlo con uno strato plastico.
Che tipo di finitura è?
La gommalacca è una finitura a film sottile: una volta stesa sul legno, crea una pellicola protettiva molto fine sulla superficie.
Non è un impregnante nel senso classico del termine, perché non penetra in profondità come certi oli o prodotti specifici per esterno, e non è nemmeno una vernice moderna super resistente.

È una finitura elegante, raffinata, facile da riprendere e capace di dare al legno un aspetto molto caldo e naturale.
Può essere usata da sola, soprattutto quando vogliamo ottenere una finitura tradizionale e molto pulita, ma può anche essere usata in combinazione con altri prodotti.
Per esempio, può funzionare come turapori leggero, come fondo per uniformare l’assorbimento del legno, oppure come base prima di una cera, quando vogliamo aggiungere un minimo di protezione e una sensazione più morbida al tatto.
In alcuni casi viene usata anche prima di altre finiture compatibili, ma qui bisogna fare attenzione: la gommalacca non è automaticamente una base universale per qualsiasi prodotto.
Visivamente scalda molto il colore del legno.
Le venature diventano più evidenti, il tono si fa più profondo e la superficie acquista una lucentezza che può andare dal satinato al molto lucido, in base a come viene preparata, diluita e stesa.
Su legni chiari può dare una leggera tonalità ambrata, mentre su legni più scuri aumenta profondità e contrasto.
Dal punto di vista pratico offre una protezione leggera contro polvere, sporco e manipolazione, ma non bisogna confonderla con una finitura da battaglia.
Non è la scelta ideale per superfici molto esposte ad acqua, calore o usura pesante.
Per capirci: perfetta su piccoli oggetti, mobili da interno, cornici, strumenti musicali, dettagli decorativi e lavori fini.
Molto meno adatta per un piano cucina, un tavolo da esterno o una superficie che deve sopportare bicchieri bollenti, acqua e maltrattamenti quotidiani.
Come si prepara
Per preparare la gommalacca servono poche cose:
- Gommalacca in scaglie.
- Alcol etilico denaturato puro almeno al 94% o solvente dedicato.
- Un barattolo in vetro con chiusura ermetica.
- Una bilancia.
- Un contenitore graduato.
- Un filtro, per esempio una garza, un panno fine o un filtro da vernice.

La gommalacca esiste decerata o naturale (ambrata).
Quella decerata in scaglie, si scioglie bene, è più pulita e crea meno problemi se viene usata come fondo o in combinazione con altri prodotti compatibili.
Quella forse più usata, in scaglie ambrata, è più calda, dorata e tende a scaldare di più il legno.
Per l’alcol è consigliato un etilico denaturato almeno al 94%, o meglio un alcol 99% .
Tenete sempre presente che un’alcol poco puro aumenta il rischio di aloni, opacità o stesura irregolare, mentre una purezza vicina al 100% asciugherà molto in fretta e avrete meno tempo di lavorabilità.
Alcol trasparente, rosa o solvente dedicato?
Utilizzando l’alcol rosa su legni scuri la differenza è impercettibile, su legni chiari è possibile notare una leggera contaminazione rosata.
Il solvente dedicato per gommalacca è tendenzialmente sempre incolore, purtroppo è più costoso.
Una volta preparato il necessario, il procedimento è molto semplice.
Si pesano le scaglie di gommalacca, si misura la quantità di alcol ( vedi più avanti ) e si mette tutto nel barattolo di vetro.
Si chiude bene il barattolo e si lascia sciogliere, agitando ogni tanto.
Il tempo necessario dipende dalla dimensione delle scaglie, dalla temperatura e dalla purezza dell’alcol.
In genere servono almeno 24 ore, ma a volte è meglio aspettare 48 ore per avere una soluzione ben sciolta.

Una volta sciolta, la gommalacca va filtrata per eliminare eventuali impurità, piccoli residui o parti non disciolte.
Si possono utilizzare filtri per vernici, colini da caffè o come faccio io colini da cucina.
A quel punto è pronta per essere usata così com’è oppure diluita in base al tipo di lavoro che dobbiamo fare.
Soluzione madre e diluizione
Quella che viene chiamata comunemente gommalacca madre al 20%p/v segue il rapporto 1:5;
in termini pratici si usano 20g di gommalacca ogni 100ml di alcol, ma in ambito teorico è un errore matematico, infatti la soluzione risultante sarà maggiore di 100ml…
… nella realtà di tutti i giorni, o meglio, in falegnameria, questa approssimazione è ininfluente ed è usata perchè facile da replicare e gestire in bottega senza calcoli inutilmente complicati.
Non è raro parlare con artigiani di lungo corso e sentirsi dire “io aggiungo e tolgo alcol ad occhio”.
Questa preparazione è la base che si utilizzerà, diluita o meno, in base alle necessità.
È comoda perché non dobbiamo ogni volta ripartire dalle scaglie e aspettare che si sciolgano.
⚠️Anche se ci sono pareri discordanti, la soluzione madre non è eterna e dopo 5/6 mesi prima di utilizzarla è bene controllarne l’efficacia versandone una goccia e aspettando qualche minuto; se l’alcol evapora e non rimane appiccicosa è un buon segno.
Per diluire una gommalacca concentrata si può usare una formula molto semplice:
Concentrazione iniziale × quantità prelevata / concentrazione finale = quantità totale finale
Facciamo un esempio pratico.
Abbiamo una gommalacca madre al 20% e vogliamo ottenere una gommalacca al 10%.
Preleviamo 50 ml di gommalacca madre.
La formula sarà:
20 × 50 / 10 = 100 ml
Questo significa che il volume finale dovrà essere di 100 ml.
Se abbiamo già 50 ml di gommalacca madre, dobbiamo aggiungere 50 ml di alcol.
Altro esempio.
Vogliamo ottenere una gommalacca al 15% partendo sempre dalla madre al 20%.
Preleviamo 50 ml di gommalacca madre.
20 × 50 / 15 = 66,6 ml
Quindi il volume finale dovrà essere circa 66 ml.
Avendo già 50 ml di soluzione madre, dovremo aggiungere circa 16 ml di alcol.
Perchè diluire la gommalacca?
La gommalacca non si usa sempre alla stessa concentrazione.
Una soluzione più concentrata può essere comoda per creare una base o per chiudere e chiudere il poro del legno, anche se in questo caso si tratta di un gioco di equilibri; una soluzione più diluita penetra con più facilità nei pori e alcuni restauratori la usano nelle prime mani.
L’esperienza forma la persona e provare senza paura di sbagliare rimane il miglior consiglio.
Una soluzione più diluita è più facile da stendere in strati sottili, lascia meno segni e permette un controllo maggiore durante la lucidatura ed è qui che entra in gioco il tampone.
La lucidatura a tampone, infatti, non è semplicemente “passare un panno con dentro la gommalacca”.
È una tecnica fatta di mani leggere, strati sottilissimi, diluizioni diverse e un po’ di pazienza.
… ma di questo ve ne parlerò in un articolo dedicato.
Per ora la cosa importante è questa: preparare bene la gommalacca è il primo passo per ottenere una finitura pulita, elegante e controllabile.