Quando oggi parliamo di mobili Shaker li descriviamo come minimalisti, essenziali e sorprendentemente moderni, ma in realtà quando sono nati non volevano essere nulla di tutto questo.
Volevano semplicemente essere giusti, coerenti con il modo di vivere di chi li costruiva e di chi li avrebbe usati ogni giorno.
I mobili Shaker nascono all’interno di una comunità religiosa arrivata negli Stati Uniti tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, proveniente in gran parte dall’Europa e spesso composta da gruppi perseguitati, che videro nel Nuovo Mondo il luogo ideale per vivere secondo principi molto chiari come uguaglianza, lavoro, autosufficienza e una forte etica comunitaria.
Gli Shaker si stabilirono soprattutto lungo la costa orientale degli Stati Uniti, dove crearono insediamenti organizzati e autosufficienti nei quali coltivavano il proprio cibo, costruivano gli edifici in cui vivevano e realizzavano utensili, abiti e arredi, perché tutto doveva nascere all’interno della comunità senza dipendere dal mondo esterno.
Uno dei luoghi simbolo di questa storia è Mount Lebanon, nello Stato di New York, oggi sede dello Shaker Museum, che conserva edifici originali, oggetti e mobili prodotti dalle comunità Shaker.
Un aspetto centrale del pensiero Shaker era il rifiuto della Rivoluzione Industriale, non perché fossero contrari al progresso in senso assoluto, ma perché vedevano nell’industrializzazione una perdita di valore del lavoro manuale, della cura e della responsabilità individuale, elementi che per loro erano inseparabili dall’atto stesso del costruire.
Non potendo e non volendo competere con la produzione di massa, gli Shaker decisero quindi di perfezionare il lavoro artigianale tradizionale fino all’estremo, curando proporzioni, incastri e funzionalità in modo quasi ossessivo.
Ed è proprio qui che nasce il paradosso, perché nel tentativo di eliminare il superfluo e di rendere ogni oggetto onesto e funzionale finirono per creare mobili che oggi percepiamo come incredibilmente moderni.
Lo stile Shaker nasce dal lavoro, non dal disegno

Lo stile Shaker non nasce da un’idea estetica da imporre, ma come conseguenza diretta del modo di vivere della comunità.
Le prime abitazioni e i primi arredi erano semplici perché dovevano esserlo, realizzati con ciò che era disponibile e con il tempo che il lavoro quotidiano lasciava libero.
Con il crescere delle comunità e la costruzione di laboratori dedicati, gli Shaker iniziarono però a sviluppare una visione sempre più consapevole del mobile.
Non erano interessati a riprodurre gli stili dell’epoca e non cercavano nemmeno di semplificarli, perché li consideravano comunque espressione di vanità e ostentazione.
Fin dall’inizio, gli ebanisti Shaker vollero liberare il loro lavoro da ogni forma di decorazione superflua.
Intagli, intarsi, maniglie metalliche elaborate e impiallacciature erano visti come un inganno, un modo per mascherare la vera natura del materiale e del manufatto.
Al contrario, credevano in un’artigianalità naturale, che lasciasse il legno protagonista, valorizzandone le proporzioni, la struttura e la funzione senza alterazioni né artifici.
Questa filosofia ha attirato l’attenzione anche di studiosi e designer contemporanei.
Alcuni saggi pubblicati su Harvard Design Magazine analizzano proprio il legame tra il pensiero Shaker e il design moderno, mettendo in relazione funzione, etica e progetto.
Le caratteristiche dei mobili Shaker
I mobili Shaker erano costruiti con grande attenzione alla funzionalità, alla stabilità e alle proporzioni.
Ogni elemento aveva uno scopo preciso e nulla veniva aggiunto solo per decorare.
Invece di ricorrere a ornamenti, gli Shaker svilupparono soluzioni costruttive intelligenti per rendere i mobili più interessanti e pratici, come la disposizione asimmetrica dei cassetti o la progettazione di elementi multifunzionali.
Anche il dettaglio più semplice era studiato per risolvere un problema reale.
I mobili Shaker in legno massello venivano realizzati utilizzando essenze facilmente reperibili come acero, ciliegio e pino, mentre le maniglie di cassettiere e armadi erano spesso in legno anziché in metallo, mantenendo continuità materica tra struttura e funzione.
Un aspetto spesso sottovalutato è l’attenzione che gli Shaker riservavano alle persone anziane o con disabilità.
Molti di questi arredi originali sono oggi conservati in musei come il Metropolitan Museum of Art, che espone sedie e mobili provenienti dalle comunità Shaker di New Lebanon.
Sedie, peg rail e organizzazione dello spazio

A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, la comunità Shaker di New Lebanon iniziò una produzione sistematica di sedie con schienale a scala o con montanti torniti.
Il design essenziale e le sedute intrecciate permettevano una produzione rapida, ripetibile e di alta qualità.
Queste sedie Shaker erano leggere, facilmente spostabili e spesso appese al muro quando non utilizzate.
Da qui nasce uno degli elementi più iconici dell’arredo Shaker, la peg rail, ovvero il listello con pioli fissato lungo le pareti per appendere sedie, abiti e utensili, mantenendo lo spazio ordinato e il pavimento libero.
Questo modo di organizzare lo spazio domestico ha influenzato profondamente il design moderno e viene spesso citato come esempio di funzionalità intelligente anche nelle pubblicazioni dedicate alla cultura del mobile, come quelle promosse dalla Furniture Society.
La tilting chair Shaker e l’ingegno costruttivo
Tra gli esempi più interessanti dell’ingegno Shaker c’è la tilting chair, una sedia apparentemente semplice che integra una soluzione tecnica molto avanzata per l’epoca.
Il meccanismo di inclinazione applicato alle gambe posteriori permetteva di inclinarsi senza scivolare, senza graffiare il pavimento e senza stressare inutilmente la struttura della sedia, risolvendo un problema pratico con un’idea elegante e funzionale.
Dopo i primi tentativi in legno, fu sviluppata una versione in metallo con boccole e sfere in ottone, brevettata e prodotta anche per la vendita al di fuori delle comunità Shaker.
Alcuni esemplari originali e documenti legati a questo brevetto sono consultabili negli archivi digitali del Shaker Museum, che conserva cataloghi e materiali storici.
L’eredità dei mobili Shaker
Molti mobili Shaker sono oggi conservati in musei e collezioni private, con valori che variano enormemente in base alla rarità e allo stato di conservazione, ma il loro impatto più profondo va oltre il collezionismo.
I principi dello stile Shaker, basati su semplicità, funzione e onestà costruttiva, hanno influenzato profondamente il design moderno e continuano ancora oggi a essere un riferimento concreto nella falegnameria moderna, soprattutto quando si progetta un mobile partendo dall’uso reale e non dall’apparenza.
Libri consigliati per approfondire il mondo Shaker
Per chi vuole andare oltre l’articolo e approfondire davvero la storia, la filosofia e la costruzione dei mobili Shaker, questi testi sono tra i più citati e affidabili.
Non sono manuali “da progetto”, ma libri che aiutano a capire perché quei mobili sono fatti così.
- The Shaker Experience in America – Stephen J. Stein
- Shaker Furniture – Edward Deming Andrews
- Shaker Design – June Sprigg